politzèk - voci dalla zona
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Un progetto di Memorial Italia
Collana a cura di: Alessandro Ajres, Giulia De Florio, Simone Guagnelli, Massimo Maurizio, Simone Zoppellaro
Nella narrazione sempre più pervasiva della geopolitica, dove l’unica parola ammessa sembra quella dei potenti, la sola prassi la violenza, le voci di coloro che lottano per libertà e la democrazia – oggi più che mai – appaiono quasi invisibili. Eppure, lontani dal clamore dei media, trascurati dalla “grande” politica, ci sono donne e uomini che resistono mettendo a rischio loro incolumità e, a volte, persino la vita. Forte di una tradizione di dissidenza che ha attraversato l’intero periodo comunista, lo spazio post-sovietico – nella sua pluralità culturale, religiosa e linguistica – è ancora ricco di queste figure, che scontano spesso con il carcere la loro scelta coraggiosa e l’impossibilità di scendere a compromessi con le autocrazie. In Belarus e nella Federazione Russa vengono chiamati politzèk, abbreviazione di politíčeskie zaključënnye (‘prigionieri politici’), e sono la migliore espressione di una coscienza non sopita, di un’umanità non arresa in un’epoca che, al contrario, sembra vivere una delle involuzioni più pericolose della storia recente. Seppure oggi dimenticati, molti di loro – senza dubbio – si troveranno ad essere i protagonisti dei libri di storia di domani. In tale prospettiva, nel bene come nel male, le repubbliche nate dalla dissoluzione dell’URSS rappresentano un contesto fra i più critici e significativi. Secondo i dati dell'ultimo report annuale del Committee to Protect Journalists, quattro paesi su dieci al mondo con il maggior numero di giornalisti in carcere appartengono allo spazio post-sovietico (Federazione Russa, Belarus, Azerbaijan e Tajikistan), con un trend negativo che investe anche nazioni come la Georgia, come dimostra il caso di Mzia Amaglobeli, vincitrice dell’ultimo Premio Sakharov insieme ad Andrzej Poczobut, anche lui un politzèk. Attivisti o politici di professione, giornalisti o semplici cittadine e cittadine che hanno scelto di non piegarsi al male e alla violenza, i protagonisti di questa collana di ebook promossa da Memorial Italia rappresentano una piccola costellazione nel buio del presente che, col loro esempio, potrà contribuire a illuminare il fragile vascello del futuro. Una collana dove, alla raccolta e traduzione delle testimonianze dirette dei prigionieri politici corrisponda un prendersi cura dei loro autori, cercando di promuovere iniziative che possano alleviare le loro sofferenze e, se possibile, contribuire al loro rilascio, oltre a creare reti di supporto e relazioni che superino l’isolamento cui sembrano condannati. Perché, come diceva il Premio Nobel Desmond Tutu – verità spesso trascurata – “per chi è oppresso è assai importante sapere di non essere solo.”
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